Forse l'Abruzzo non fa i numeri enormi di altre regioni italiane, ma vi assicuriamo che la nostra terra sembra fatta apposta per far star bene gli ulivi. Abbiamo il mare da una parte, le montagne dall'altra, colline in mezzo, e una serie di varietà di piante che esistono solo da noi.

Vediamo cosa rende riconoscibile un olio di queste parti.

Le nostre piante "autoctone"

Il sapore vero lo decide la pianta, e in Abruzzo abbiamo delle eccellenze assolute:

  • Gentile di Chieti: È la padrona di casa nella nostra provincia, quella in cui ci troviamo noi. Dà un olio fantastico.
  • Dritta: Famosissima vicino Pescara, è il cuore pulsante di molti blend abruzzesi.
  • Intosso: Una rarità, quasi una primizia, protetta da Slow Food. Si usa sia per l'olio che da mangiare.
  • Leccino: Si trova ovunque in Italia, e spesso viene piantato in mezzo alle nostre piante locali.

Da noi si usa molto il "blend", cioè si spremono insieme olive di varietà diverse cresciute nello stesso campo. È una saggezza contadina antica: le piante si compensano a vicenda e l'olio viene sempre equilibrato, anche se il tempo ha fatto le bizze durante l'anno.

Il nostro clima: mare e monti a un passo

Pensaci: in pochi chilometri passi dalle spiagge dell'Adriatico ai nevai della Maiella. Le nostre colline stanno lì in mezzo. Non fa mai un caldo infernale né un freddo secco e gelido. Gli ulivi ringraziano.

Le sigle di garanzia (le DOP)

Abbiamo tre DOP in regione: Aprutino Pescarese, Colline Teatine e Pretuziano.

Però, un consiglio schietto da contadini: il bollino DOP significa che uno ha rispettato delle scartoffie e dei confini, non significa sempre "olio miracoloso". Ci sono oli certificati che non sanno di niente e oli senza bollino che sono un'esplosione di sapore. Noi, per esempio, preferiamo non fare la DOP per restare indipendenti, ma garantiamo a parole nostre (e col nostro nome) l'estrazione a freddo e la cura manuale.

Cosa succede a Vasto

I nostri alberi stanno qua, nella bassa provincia di Chieti. Andiamo nei campi tra ottobre e novembre, stacchiamo le olive a mano quando iniziano a cambiare colore e corriamo al frantoio. Se c'è un segreto nell'olio, è tutto in quella corsa: meno tempo le olive passano nei cesti, più l'olio sarà buono.

E in bocca com'è?

Fermiamoci qui. Descrivere a parole il sapore di un olio artigianale è quasi ridicolo, perché cambia ogni benedetto anno. Il clima cambia, le piogge cambiano, l'olio cambia. Se senti uno che ti racconta che il suo olio ha sempre lo stesso identico sapore di mela verde ogni anno, o mente o usa prodotti industriali.

Assaggialo. È l'unico modo. (E proprio per questo spediamo i campioncini).

Come leggere le etichette per non farsi fregare

  • Origine chiara: "Olio italiano" e "Olio fatto dalla Famiglia Romagnoli in Abruzzo" sono due cose diverse. Cerca sempre chi l'ha fatto, non solo la bandiera.
  • Anno di raccolta: Meglio cercare scritto l'anno del raccolto, piuttosto che la scadenza (che vuol dire poco).
  • Chi te lo vende: Se compri dal contadino, lui sa dirti quando ha raccolto. Se compri dall'imbottigliatore, lui ha solo mescolato cisterne comprate chissà dove.

Il nostro extravergine lo diamo via solo in lattine per proteggerlo. Dai un'occhiata allo shop.