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·8 minuti di lettura
I veri segreti per riconoscere un extravergine fatto bene
Lascia stare il colore verde brillante: ti spieghiamo cosa guardare in etichetta e perché il pizzicorino in gola è un'ottima notizia.
Scrivere "Extravergine" su una bottiglia significa solo aver superato dei test minimi (come avere un'acidità sotto lo 0,8%). Ma c'è una bella differenza tra "passare il test per un pelo" e portare in tavola un capolavoro.
Vuoi smettere di farti fregare? Tieni a mente queste 7 cose facilissime.
1. Deve esserci scritto DA DOVE VIENE (davvero)
Fuggi a gambe levate da scritte come "Miscela di oli di origine comunitaria". Significa che hanno raschiato cisterne da mezza Europa e le hanno mischiate finché il sapore non sembrava decente. Cerca il nome dell'azienda agricola. Chi lavora onestamente, il suo nome ce lo mette in grande.
2. L'anno di raccolta
Non farti ingannare dal numerino del "consumarsi preferibilmente entro". Quello indica solo quando hanno messo il tappo alla bottiglia, non quando hanno raccolto l'oliva! L'olio potrebbe essere stato in un magazzino per anni prima di finire in bottiglia. Cerca chi scrive esplicitamente "Campagna di raccolta 2026/2027".
3. Le paroline magiche ("estratto a freddo")
Per legge europea, per scrivere "Estratto a freddo" devi aver franto le olive senza mai superare i 27 °C. Tutte le altre frasette furbe tipo "lavorato a temperature dolci" o "spremitura delicata" sono invenzioni di marketing che non garantiscono nulla.
4. I miracoli non esistono sul prezzo
Per fare un litro di olio serio servono fino a 10 chili di olive. Mettici la fatica per raccoglierle a mano, il frantoio e la latta... un extravergine italiano venduto a pochissimi euro al litro non può essere una spremuta di olive raccolte ieri. Se costa poco, da qualche parte hanno tagliato (solitamente, comprando olive invecchiate e ammaccate).
5. Il naso non mente
Riscalda un dito d'olio nel bicchiere usando le mani e annusa forte. Devi sentire odore di roba viva: erba tagliata da poco, mandorla, carciofo, mela. Se non sa di niente, è olio morto. Se sa di cartone bagnato, terra o olive passate, è avariato.
6. "Pizzica in gola! E' andato a male!" Falso!
Questa è la credenza popolare più sbagliata d'Italia. Se quando lo assaggi senti un retrogusto un po' amaro sulla lingua e poi ti fa fare un colpo di tosse perché pizzica in gola, festeggia! Significa che l'olio è zeppo di Polifenoli, che sono degli antiossidanti naturali fortissimi. Un olio che non sa di nulla, dolce come l'acqua, è povero di salute.
7. Parla con chi te lo vende
Se domandi in giro "Che varietà di ulivi hai?", chi fa questo lavoro ti risponde con l'entusiasmo negli occhi. Un rivenditore anonimo ti guarderà stranito.
Favole da dimenticare:
Il colore verde fluorescente è indice di qualità: Assolutamente falso.
In frigo si addensa, quindi è puro: Falso anche questo, tutti gli oli reagiscono al freddo in modo diverso.
Non si frigge mai con l'olio extravergine: Balla clamorosa. L'extravergine è l'olio più resistente per la frittura. È solo una questione di soldi, visto che costa di più.
Vuoi fare l'ultimo test? Mandaci un messaggio e ti spediamo 200 ml del nostro olio da assaggiare a casa. Senti con la tua gola se pizzica come si deve!